Phishing cos’è e perché è così pericoloso
Il termine phishing indica una delle truffe online più diffuse e insidiose. In pratica, si tratta di una tecnica di ingegneria sociale con cui i criminali informatici cercano di ingannare le persone per ottenere informazioni sensibili come password, numeri di carte di credito o dati di accesso a servizi bancari e social network. Il phishing sfrutta messaggi che sembrano provenire da enti affidabili (banche, corrieri, piattaforme note) ma sono in realtà contraffatti.
Secondo la definizione ufficiale dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), il phishing è “un attacco che cerca di ottenere dati riservati sfruttando la fiducia dell’utente tramite comunicazioni ingannevoli”. Questo lo rende particolarmente subdolo: spesso basta una sola disattenzione per cadere nella trappola.
Non tutte le truffe online sono phishing. Ad esempio, il malware si diffonde tramite download e sfrutta vulnerabilità tecniche, mentre il phishing fa leva soprattutto sulla distrazione o la paura dell’utente. Altre frodi digitali, come la truffa dello specchietto o i falsi investimenti, coinvolgono interazioni più lunghe e non necessariamente usano messaggi o email. Il phishing, invece, punta quasi sempre sulla comunicazione digitale (email, SMS, social, telefonate) per ottenere una risposta rapida e impulsiva.
Nonostante anni di campagne di sensibilizzazione, il phishing rimane efficace per diversi motivi:
- Messaggi sempre più credibili: i truffatori usano loghi, nomi e format identici agli originali.
- Volume elevato: ogni giorno vengono inviate milioni di email di phishing.
- Mancanza di attenzione: basta una distrazione, soprattutto nelle ore di lavoro o in mobilità.
- Fattore urgenza: molti messaggi minacciano la sospensione di conti o servizi per spingere all’azione senza riflettere.
Secondo i dati del Clusit (Rapporto 2023), il phishing rappresenta ancora oltre il 35% degli incidenti di sicurezza informatica in Italia, colpendo sia privati che aziende.
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Chi sono le vittime più colpite
Nessuno è realmente al sicuro dal phishing. Tuttavia, alcune categorie risultano particolarmente esposte:
- Privati cittadini: soprattutto chi ha poca esperienza digitale o non aggiorna regolarmente le proprie conoscenze.
- Lavoratori d’ufficio: spesso gestiscono grandi volumi di email e rischiano di cadere in trappole ben costruite.
- Piccole e medie imprese: dispongono di risorse limitate per la formazione e la sicurezza informatica.
- Enti pubblici: sempre più spesso bersaglio di attacchi mirati (spear phishing) per ottenere dati sensibili dei cittadini.
L’età della vittima, il livello di alfabetizzazione digitale e la posizione lavorativa sono fattori determinanti per valutare il rischio.
Impatto su privati, aziende e pubbliche amministrazioni
Le conseguenze di un attacco di phishing possono essere molto gravi:
- Per i privati: furto di identità, svuotamento del conto corrente, acquisti non autorizzati, accesso a informazioni personali.
- Per le aziende: perdita di dati riservati, danni economici, blocco delle attività, sanzioni per violazione della privacy (GDPR).
- Per la pubblica amministrazione: fuga di dati sensibili dei cittadini, interruzione di servizi essenziali, danni reputazionali.
Nel peggiore dei casi, un attacco di phishing può portare a violazioni massive (data breach) e bloccare intere infrastrutture digitali.
Come funziona il phishing passo dopo passo
Fase 1: raccolta di informazioni sulla vittima
Un buon attacco di phishing parte sempre dalla raccolta di informazioni. I criminali possono:
- Analizzare profili social pubblici per sapere dove lavori o che servizi usi.
- Comprare dati rubati nel dark web (indirizzi email, numeri di telefono, dati aziendali).
- Osservare comunicazioni precedenti per imitare stile e contenuti reali.
Più dettagli riescono a raccogliere, più il messaggio sembrerà autentico e personalizzato.
Fase 2: creazione del messaggio ingannevole
Dopo aver raccolto le informazioni, i truffatori preparano un messaggio ingannevole:
- Riproducono email di banche, corrieri, enti pubblici, ecc.
- Inseriscono loghi, nomi e riferimenti plausibili.
- Spesso usano toni urgenti (“La tua carta sarà bloccata se non rispondi subito”).
L’obiettivo è stimolare una reazione rapida e impulsiva senza dare tempo di verificare l’autenticità.
Fase 3: induzione al clic o alla risposta
Nella fase successiva, la vittima viene spinta a compiere un’azione:
- Cliccare su un link che porta a un sito falso, spesso identico all’originale.
- Rispondere fornendo dati sensibili (codici OTP, password, dettagli bancari).
- Scaricare un allegato che nasconde un malware.
Il trucco spesso consiste nel creare un senso di urgenza o minaccia (“Azione necessaria entro 24 ore”).
Fase 4: furto di credenziali o installazione malware
Se la vittima cade nella trappola, le conseguenze possono essere immediate:
- Furto di credenziali: gli utenti inseriscono username e password su siti falsi.
- Installazione di malware: l’allegato scaricato infetta il computer o lo smartphone.
- Compromissione di carte di credito: nei casi di phishing bancario.
Secondo il CERT-AgID, in Italia quasi il 70% degli attacchi phishing punta proprio al furto di credenziali di accesso ai servizi bancari.
Cosa succede ai dati rubati dopo l’attacco
Dopo il furto, i dati vengono:
- Utilizzati subito dai criminali per prelevare denaro o ordinare merce.
- Rivenduti in pacchetti nel dark web (prezzi che variano da pochi euro a centinaia per credenziali aziendali).
- Usati per ulteriori attacchi mirati (spear phishing) contro amici, colleghi o contatti della vittima.
Inoltre, le informazioni possono essere sfruttate per creare identità false o compromettere altri servizi online collegati (es. social, email, e-commerce).
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Principali tipi di phishing e come riconoscerli
Email phishing: il classico messaggio truffaldino
La forma più diffusa di phishing è quella tramite email. Il messaggio sembra provenire da un ente affidabile (banca, Amazon, Poste Italiane) e contiene link o allegati pericolosi. Un esempio tipico: “Abbiamo rilevato un accesso sospetto, clicca qui per verificare il tuo conto”.
Spesso l’indirizzo del mittente è simile a quello originale ma con piccole variazioni (es. info@banca-italia.com invece di info@bancaditalia.it).
Smishing: phishing via SMS e app di messaggistica
Il smishing (SMS phishing) sfrutta i messaggi di testo su smartphone. I truffatori inviano SMS che imitano avvisi di corrieri, banche o operatori telefonici, includendo link a siti fraudolenti. Attenzione anche ai messaggi WhatsApp o Telegram che promettono premi o rimborsi.
Un segnale tipico: richieste di cliccare su link abbreviati o fornire dati personali tramite chat.
Vishing: phishing telefonico e call center falsi
Il vishing è il phishing via telefono. I criminali chiamano fingendosi operatori di banca, tecnici informatici o enti pubblici. Spesso chiedono di confermare codici OTP, PIN o dati bancari. I numeri possono apparire reali grazie a tecniche di spoofing.
Se ricevi una chiamata improvvisa che ti chiede dati sensibili, verifica sempre l’identità richiamando il numero ufficiale.
Spear phishing: attacchi mirati a persone specifiche
Lo spear phishing è un phishing “su misura”, diretto a una persona specifica (es. dirigenti, amministratori di sistema, responsabili finanza). I messaggi sono molto personalizzati e spesso fanno riferimento a informazioni reali raccolte in precedenza.
Questi attacchi sono più difficili da riconoscere e richiedono particolare attenzione, soprattutto in ambito aziendale.
Clone phishing e reply-chain: quando sfruttano conversazioni reali
Nel clone phishing, i truffatori duplicano email reali già ricevute, modificando solo i link o gli allegati per renderli pericolosi. Nel caso delle reply-chain, si inseriscono in una conversazione già in corso (ad esempio, rispondendo a una mail reale) per aumentare la credibilità.
Se ricevi un messaggio “strano” all’interno di una conversazione reale, verifica sempre con il mittente tramite un altro canale.
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Esempi pratici di phishing nella vita quotidiana
Finti avvisi di banca o carta di credito
Tra gli esempi più frequenti troviamo email o SMS che segnalano presunti blocchi del conto o anomalie con la carta di credito. Vengono richiesti aggiornamenti urgenti delle credenziali tramite un link che porta a un sito contraffatto. Le banche reali non chiedono mai dati sensibili via email o SMS: in caso di dubbio, contatta sempre la banca tramite i canali ufficiali.
False comunicazioni di corrieri e spedizioni
Un altro caso comune sono i messaggi che fingono di provenire da corrieri come Poste Italiane, SDA, GLS o Bartolini. Si parla di un pacco bloccato o di una spedizione da sbloccare pagando una piccola somma. Anche qui, il link conduce a pagine fraudolente che rubano dati di pagamento o credenziali di accesso.
Truffe che sfruttano INPS, Agenzia delle Entrate e PA
Sempre più spesso i truffatori sfruttano nomi di enti pubblici come INPS o Agenzia delle Entrate. Vengono promessi rimborsi, bonus o avvisi fiscali urgenti. Il rischio è fornire il proprio SPID o le credenziali dell’area riservata. Verifica sempre accedendo direttamente ai siti istituzionali e non tramite link ricevuti.
Finti premi, rimborsi e concorsi online
Molti attacchi fanno leva sulla promessa di premi, rimborsi, buoni spesa o concorsi a premi: basta cliccare e inserire i propri dati. Esempio: “Hai vinto un buono Amazon da 500 euro!” Se ti viene chiesto di pagare una piccola somma per riscuotere il premio, è quasi sempre una truffa.
Phishing su social network e marketplace
Anche i social network (Facebook, Instagram) e i marketplace come Subito.it e eBay vengono usati per diffondere phishing. I messaggi possono arrivare tramite chat privata e chiedere dati personali, foto di documenti o informazioni di pagamento. Un segnale d’allarme è la richiesta di “verifica dell’account” o di “pagamento sicuro” tramite link esterni.
Come riconoscere un tentativo di phishing in pochi secondi
Analizzare mittente, indirizzo email e dominio
- Controlla sempre il vero indirizzo email del mittente: spesso contiene errori o domini simili a quelli reali (es: @posteitaliane-servizi.com invece di @posteitaliane.it).
- Non fidarti solo del nome visualizzato: passa con il mouse sopra il mittente per vedere l’indirizzo completo.
- Diffida di email inviate da domini pubblici (es: @gmail.com) invece che aziendali ufficiali.
Controllare link e URL senza cliccare
- Passa il mouse sopra i link per visualizzare l’URL reale: se è diverso da quello atteso, è un segnale di pericolo.
- Evita sempre di cliccare su link abbreviati o mascherati.
- Se l’URL contiene errori di battitura o domini strani (.xyz, .top), probabilmente è phishing.
Errori di grammatica, urgenza e minacce velate
Le truffe di phishing sono spesso scritte in italiano scorretto o con traduzioni automatiche. Attenzione a messaggi che minacciano blocchi immediati, sanzioni o perdite economiche se non agisci subito. Le aziende serie evitano toni allarmistici e comunicano con chiarezza.
Nessuna banca, ente pubblico o servizio online richiede mai password, codici OTP o dati della carta tramite email, SMS o telefono. Se ricevi queste richieste, è quasi certamente phishing.
- Cerca online l’oggetto del messaggio con parole chiave come “phishing” o “truffa”.
- Contatta direttamente il servizio tramite i canali ufficiali.
- Non avere fretta, prenditi il tempo per controllare ogni dettaglio.




