Se tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 hai avuto la sensazione che assemblare o riparare un PC sia diventato improvvisamente molto più caro, non è solo un’impressione. In questo periodo si sono sovrapposti più fattori: domanda globale in crescita (soprattutto legata all’AI), riallocazione della capacità produttiva verso componenti più “profittevoli”, logistica più lenta e incerta, e persino un’accelerazione degli acquisti dovuta al cambio di ciclo software (Windows). Il risultato è un mix che porta a prezzi più alti e, in certi casi, componenti difficili da reperire.
Cosa è successo tra fine 2025 e inizio 2026
Il mercato hardware non si muove “a pezzetti”: quando aumenta il costo o diminuisce la disponibilità di un componente chiave, l’effetto si propaga su tutta la filiera. Tra Q4 2025 e Q1 2026, molte aziende hanno iniziato a segnalare apertamente rincari e volatilità dei costi, con adeguamenti di listino su alcuni prodotti e configurazioni.
La dinamica centrale è semplice: la produzione non è infinita, e quando una parte della capacità produttiva viene spostata altrove (ad esempio verso server e data center), il mercato consumer si ritrova con meno disponibilità e prezzi più tesi.
La causa principale: la corsa all’AI e la crisi della memoria
Il punto più “doloroso” per il mondo PC in questo periodo è stato l’aumento dei prezzi della memoria: DRAM (RAM) e NAND (SSD). Il motivo? La domanda dei data center per l’AI è cresciuta enormemente e richiede molta più memoria per macchina rispetto a un PC domestico. IDC descrive questo passaggio come una riallocazione strategica della capacità verso componenti enterprise (HBM, DDR5 ad alta capacità), con meno risorse destinate ai prodotti consumer e conseguente aumento dei prezzi e scarsità.
In parallelo, analisti di settore hanno riportato incrementi molto marcati e prospettive di ulteriori rialzi: Reuters (citando dati TrendForce) parla di forti aumenti su DDR5 e di aspettative di ulteriori crescite dei prezzi contrattuali nel 2026.
Anche diverse analisi di mercato convergono su un punto: il Q1 2026 è stato (ed è) particolarmente critico per le forniture, perché i produttori preferiscono allocare wafer e linee verso segmenti a margine più alto.
In pratica: anche se tu stai comprando “solo” RAM o SSD per un upgrade, stai competendo indirettamente con una domanda enterprise che, per volumi e budget, è enormemente più forte.
Schede video e build gaming: perché l’effetto si sente tanto
Quando la memoria costa di più e scarseggia, l’impatto non resta confinato ai moduli RAM. Le schede video moderne (e i sistemi preassemblati) dipendono da catene di fornitura complesse: disponibilità di chip, packaging avanzato, memorie dedicate, contratti OEM, logistica internazionale.
Non sorprende quindi che alcuni produttori e integratori abbiano iniziato a parlare di scelte drastiche sulle configurazioni e di maggiore difficoltà nel mantenere prezzi stabili su build specifiche. Un esempio molto citato in ambito industry è la pressione sui costi che porta alcuni vendor a rivedere configurazioni o tempistiche di consegna, proprio perché la memoria è diventata un “collo di bottiglia”.
Logistica e geopolitica: tempi più lunghi, costi più alti
Anche quando i componenti “esistono”, devono arrivare. Nel 2025 le rotte e i costi del trasporto marittimo hanno continuato a vivere fasi di instabilità, con impatti anche attesi nel 2026 (in particolare su tempi e costi su alcune tratte).
In settori come i semiconduttori, dove spesso si lavora con pianificazioni rigide e finestre di consegna, anche poche settimane di ritardo possono trasformarsi in backorder e indisponibilità sul canale retail.
A questo si aggiunge un contesto geopolitico in cui controlli export e politiche commerciali possono complicare ulteriormente la reperibilità di alcuni chip avanzati (soprattutto quelli legati al calcolo ad alte prestazioni).
Fine supporto Windows 10: più domanda di PC “nuovi” (e pezzi per upgrade)
Un fattore spesso sottovalutato è l’effetto “ciclo di rinnovo”: Microsoft ha chiuso il supporto standard di Windows 10 il 14 ottobre 2025.
Questo ha spinto una parte di utenti e piccole aziende ad anticipare acquisti o upgrade per passare a Windows 11 (o per rimettere in pista PC non più compatibili). Più domanda in un momento di offerta tesa = ulteriore pressione sui prezzi.
Perché alcuni componenti spariscono (anche se “in teoria” dovrebbero esserci)
Quando i produttori privilegiano grandi clienti (OEM e hyperscaler) con contratti a lungo termine, al mercato retail arrivano lotti più piccoli e meno prevedibili. Network World sintetizza bene il tema: prezzi in salita e disponibilità contesa, con previsioni di ulteriori aumenti nel 2026 e un riequilibrio non immediato.
Questo spiega perché a volte trovi CPU e case senza problemi, ma mancano proprio RAM/SSD “giusti” o a prezzi sensati, o perché un determinato modello di GPU diventa introvabile per settimane.
Cosa conviene fare oggi: la strategia “furba” per spendere meglio
Qui la regola d’oro è: evitare acquisti impulsivi e ragionare su obiettivo e priorità.
- Se il PC è lento, spesso conviene un upgrade mirato (SSD + RAM, o pulizia software + manutenzione) invece di cambiare tutto.
- Se devi comprare nuovo, può essere più efficiente scegliere una configurazione equilibrata (dove non paghi sovrapprezzi su componenti in piena bolla) e lasciare margine per upgrade futuri.
- Se ti serve una macchina per lavoro, la disponibilità conta: meglio puntare su componenti reperibili e stabili, anche a parità di prestazioni, per evitare attese e rincari “spot”.
- Valuta anche l’opzione PC rigenerati o ricondizionati di qualità (quando ha senso): in certe fasi di mercato possono offrire un rapporto prestazioni/prezzo molto competitivo.
Da Migliotech, quando il mercato è così volatile, lavoriamo spesso in questa logica: capire l’uso reale (ufficio, studio, gaming, grafica) e costruire un preventivo che ottimizzi il budget, senza inseguire per forza “il pezzo del momento”.
Quando potrebbero tornare giù i prezzi?
La risposta onesta è: non c’è una data secca. Diverse analisi indicano che la pressione su memoria e storage può continuare nel 2026, perché il riequilibrio produttivo richiede tempo e investimenti pluriennali.
In altre parole: non è un semplice “picco natalizio”, ma un cambiamento strutturale legato al peso dell’AI nella domanda globale di chip.
Domande e risposte veloci:
È un buon momento per assemblare un PC nel 2026?
Dipende: se hai urgenza, si può fare puntando su componenti disponibili e un progetto equilibrato. Se è un upgrade “per sfizio”, spesso conviene aspettare o fare interventi mirati.
Perché proprio RAM e SSD sono aumentati così tanto?
Perché la produzione si è spostata verso componenti per data center AI (HBM/DDR5 ad alta capacità), riducendo l’offerta per il mercato consumer.
I prezzi torneranno come nel 2024?
Non è detto: alcune fonti descrivono una riallocazione “strutturale” della capacità, quindi il nuovo equilibrio potrebbe restare più caro rispetto al passato.
Posso riparare/aggiornare invece di comprare nuovo?
Spesso sì. Un check tecnico (stato disco, RAM, temperature, alimentatore) chiarisce subito se conviene investire in un upgrade.




